Location: Ex-Cavallerizza, Piazzale Giuseppe Verdi.


BERLIN 1980 -1990 — STÉPHANE DUROY

in collaborazione con Agence VU’.

Sfortunamente per il mondo occidentale, l’incrocio dei destini di Stalin, Rosa Luxembourg e Adolf Hitler ha trasformato Berlino nella capitale della sofferenza.
Sin dalla sua proclamazione, il 9 novembre 1918, Weimar ha conosciuto una pericolosa esistenza. Le reazioni negative sono state numerose e violente, sia dall’interno che dall’esterno: rivoluzioni (Spartacismo), rovesciamenti (W. Kapp, A. Hitler), inflazione (1923) e debiti di guerra (trattato di Versailles).

Annichilita dalla sconfitta, a causa di quegli eventi la Germania è precipitata in un incubo durato 71 anni. Eppure l’élite, poco chiara nelle sue analisi e il più delle volte complice, non è stata in grado di anticipare l’inferno nazionalsocialista, né il comunismo. Nonostante la qualità della sua riflessione, la nazione tedesca è stata il laboratorio stesso dei propri mali.

Il primo regime, brutale, è durato 12 anni (1933-1945) e ha distrutto i fondamenti etici della civiltà occidentale. In reazione, il secondo regime (1949-1989), pieno di buoni propositi, non è stato capace di contenere i suoi impulsi totalitaristici e ha distrutto l’utopia socialista in 40 anni. La tragedia tedesca ha conosciuto il suo epilogo il 9 novembre 1989, con la caduta del muro di Berlino.


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