Valentyn Odnoviun | Surveillance

Prison Cell Door Spyhole. KGB Prison, Cesis, Latvia © Valentyn Odnoviun.
Prison Cell Door Spyhole. KGB Prison, Cesis, Latvia © Valentyn Odnoviun.

Location: Chiesa di Santa Maria Annunziata dei Servi, Piazza dei Servi 12
Orari: lunedì – venerdì 15:00 – 19:30 / sabato e domenica 10:00 – 19:30


VALENTYN ODNOVIUN | SURVEILLANCE

il vincitore del Photolux Award 2019 è Valentyn Odnoviun conSurveillance’
Nominator: Lydia Dorner, curator: Musée de l’Elysée.

Le fotografie di Valentyn Odnoviun, a prima vista molto poetiche, quasi lunari, rivelano poi una verità totalmente differente. Sono vedute ravvicinate degli spioncini delle prigioni, la maggior parte delle quali localizzate negli stati baltici, in Polonia, in Ucraina, in Germania e tutte legati, in momenti diversi, alla attività di repressione del KGB e della Stasi.

Per quasi due anni, Odnoviun ha visitato questi luoghi della memoria costruendo un corpus composto fino ad ora da una quarantina di immagini.

Abbandonando un vocabolario documentario per raccontare, al contrario, la Storia attraverso fotografie di un estetismo pulito, l’artista innesca un’esperienza visiva per lo spettatore che è vicina alla meditazione. Silenziose, queste immagini parlano sia dell’isolamento dell’incarcerazione sia della fuga metafisica di uomini privati della loro libertà.

Questi luoghi di repressione, sotto la lente che mantiene solo la soglia tra esterno e interno, diventano pianeti con una superficie impalpabile; oscillano tra trasparenza, traslucenza e opacità, per esprimere tutta la complessità della sorveglianza politica del blocco sovietico nelle sue ore più buie.

In mostra anche i due progetti che la giuria ha deciso di premiare con la menzione speciale:

Mohamed Keita (Costa d’Avorio, 1993) La Renaissance’
Nominator: Cristiana Petrella e Elena Magini, Centro Pecci, Prato

Tornare indietro ha significato ripercorrere il sentiero che, all’età di 14 anni, mi ha portato a lasciare il paese dove vivevo, la Costa d’Avorio, a cause della guerra civile, che ha causato la perdita di una grande parte della mia famiglia e il posto in cui vivevo. A Roma ho iniziato come autodidatta a osservare le persone e i luoghi attraverso la macchina fotografica, che non ho più lasciato da quel giorno.Fotografo ogni giorno, senza cercare l’eccezionalità nella realtà, impressionandola bulimicamente in ogni istante che attira la mia attenzione, con un occhio attento ai gesti, alle luci, agli sguardi.

Drew Nikonowicz (USA, 1993)This World and Others Like It’
Nominator: Hinde Haese, FOAM, Amsterdam

Per Drew Nikonowicz, le nostre vite online e offline sono diventate inseparabili . Per lui, il mondo di cui facciamo esperienza attraverso lo schermo è tanto reale quanto la realtà fisica che ci circonda. In This World and Others Like It, 2012 – 2017, il suo paesaggio elaborato consiste di immagini digitali, distillate da Youtube o giochi come Minecraft – e fotografie analogiche scattate in formato   4×5. Un nativo digitale, un artista che non discrimina tra fotografia ‘pura’ e immagini costruite digitalmente, incorporate insieme come valida personificazione di un’esperienza di realtà.


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