L’inizio del futuro

Francesco Pistilli, Roma, marzo 2020
I laboratori di Reithera, un’azienda biotech italiana specializzata nella ricerca di vaccini con tecniche di ingegneria genetica,
durante lo sviluppo del vaccino anti Covid-19 © Francesco Pistilli
Francesco Pistilli, Roma, marzo 2020 I laboratori di Reithera, un’azienda biotech italiana specializzata nella ricerca di vaccini con tecniche di ingegneria genetica, durante lo sviluppo del vaccino anti Covid-19 © Francesco Pistilli

Location: Villa Bottini, via Elisa, 9
Orari: venerdì, sabato e domenica 10:00 – 19:30


a cura di Giulia Ticozzi e Arcipelago-19
con un’installazione audiovisiva di Cesura
una produzione di Archivio Fotografico Lucchese e Photolux 

Le fotografie e i filmati prodotti in questo periodo di Pandemia, unico nel suo genere, sono diventati “immagini simbolo” e ci hanno fatto provare emozioni comuni trasformandosi in messaggi a senso unico e in momenti mediati scanditi su scala nazionale: le persone alle finestre, le file ai supermercati, la rivolta nelle carceri, l’uscita dei carri armati dal cimitero di Bergamo, le terapie intensive piene di persone. 

Dall’altra parte, negli occhi di chi guardava attraverso il monitor, c’era un margine per l’immaginazione e la paura.

In questo solco il racconto di molte fotografe e fotografi freelance attivi sul territorio si è trasformato in una testimonianza fondamentale per una visione allargata, diversa anche grazie all’esperienza di ciascuno, alternativa per vocazione, linguaggio e geografia.
Una costellazione di immagini che è testimonianza attiva e vigile.

La mostra rappresenta attraverso un grande numero di lavori le diverse fasi vissute in Italia fino ad oggi.
I numerosi fotografi hanno affrontato storie di malattia, di cura, di lutto fino all’esperienza delle città vuote, delle valli di montagna colpite duramente dal virus e delle tensioni crescenti all’interno della società ma anche di solidarietà e mutuo soccorso.
Un’altra parte di autori racconta invece le persone costrette in casa. Molti hanno riscoperto i volti di chi hanno a fianco, dei propri famigliari, dei vicini e dell’altro, quasi mai al centro della notizia e che invece parla di aspetti fondamentali dell’essere umano: il corpo, le relazioni, l’intimo.

Ora è la fase in cui iniziamo a intravedere un non ritorno e in cui osserviamo il passaggio di una soglia che prima sembrava solo distopia: con estrema velocità ci siamo ritrovati in un mondo nuovo caratterizzato da nuove parole, nuove esperienze e significati.
La nostra presenza sulla terra, il tipo di relazione che intratteniamo con essa, con gli aspetti meno nobili del commercio, della produzione e delle relazioni hanno conseguenze di cui ora vediamo le criticità.
Molti autori affrontano da qui il ritrovato rapporto con la natura, la stessa che ha creato il virus, che oggi si riscopre unica soluzione a uno stile di vita troppo violento ed escludente e che racconta secoli di un comportamento che ha portato gli esseri umani a una continua sfida con essa.
Molti altri hanno rappresentato questo passaggio e il tentativo di reagire con nuove forme di lavoro e di socialità: una documentazione di cui capiremo il valore negli anni futuri, come sempre è accaduto nei grandi passaggi storici della nostra esistenza.

L’installazione Scherzo in tre tempi di Cesura indaga la relazione tra spettacolo e spettatore innescando un cortocircuito che spinge il visitatore a interrogarsi, a sua volta, sulla condizione di spettatore. Un ruolo che abbiamo imparato a conoscere in questi mesi in cui immagini, notizie e suoni si sono susseguiti senza tregua e grammatica nell’informazione e sui social network.


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