Vivian Maier: un itinerario dagli Stati Uniti a Champsaur

© Vivian Maier, Autoritratto - Collezione Association Vivian Maier et le Champsaur, Fondo John Maloof
© Vivian Maier, Autoritratto - Collezione Association Vivian Maier et le Champsaur, Fondo John Maloof

a cura di Enrico Stefanelli
in collaborazione con la Association Vivian Maier et le Champsaur

Partendo dai materiali scoperti da John Maloof, la mostra apre a una nuova lettura dell’opera di Vivian Maier e permette di indagare la parte meno conosciuta della sua biografia, legata alla terra natale materna. In mostra alcuni vintage americani e un corpus di fotografie del fondo francese.
Vivian Maier fotografava tutto ciò che le si presentava davanti, nelle grandi metropoli americane così come a Champsaur, una piccola valle delle Alte Alpi francesi. Il suo sguardo si soffermava sugli altri, sulle persone e le strade soprattutto, più raramente sui paesaggi.

Vivian Maier (1926-2009) nasce a New York da padre americano e madre francese. Nel 1932-1933 si trasferisce con la madre a Champsaur in Francia. Nel 1938 rientra negli Stati Uniti e torna in Francia soltanto nel 1950-1951 per mettere all’asta una proprietà di famiglia che le era stata lasciata in eredità. Nel corso di questo soggiorno scatta le sue prime fotografie “francesi”: percorrendo la regione in bicicletta cattura l’anima delle persone che la abitano, i contadini, i bambini, gli anziani con la stessa ossessione per la documentazione e l’accumulo che caratterizza la sua successiva produzione americana e rappresenta una delle chiavi principali della sua poetica. Tornata a New York, con i soldi ricavati dalla vendita compra una Rolleifleix con la quale viaggiò negli Stati Uniti prima di stabilirsi a Chicago. Qui viene assunta come bambinaia dalla famiglia Ginsburg e dà libero sfogo alla sua passione per la fotografia, sviluppando i negativi e film nel bagno privato che ha a disposizione. Tra il 1959 e il 1960 compie un lungo viaggio intorno al mondo e come ultima tappa sceglie Champsaur dove continua la documentazione della regione e dei suoi abitanti spostandosi in bicicletta e scattando moltissime fotografie. Negli anni successivi continua a lavorare come bambinaia e a scattare moltissimo, anche a colori, andando a costituire l’enorme archivio scoperto da John Maloof nel 2007.


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