Peter Greenaway

Greenaway Ritratto

Peter Greenaway (Newport, Galles, 1942) con l’idea di diventare pittore nel 1962 frequenta il Walthamstow College of Art a Londra. Nel 1965 entra al Central Office Information, un organismo governativo con cui collaborerà per una decina d’anni, come tecnico del montaggio e in seguito come regista.
Il suo primo film The Draughtman’s Contract (I misteri del giardino di Compton House), che ultimerà nel 1982, ottiene un enorme successo di critica e lo rivela a livello internazionale, accreditandolo come uno dei registi più originali e importanti della nostra epoca. Tra i suoi film successivi: The Belly of an architect (Il ventre dell’architetto, 1987); Drowning by numbers (Giochi nell’acqua, 1988); The Cook, The Thief, His Wife and Her Lover (Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante, 1989); Prospero’s Books (1991); The Pillow book (I racconti del cuscino, 1995) e Eight & A Half Woman (Otto donne e mezza, 1999). Il suo recente Nightwatching è stato presentato alla Biennale di Venezia 2007. Il suo modo di fare cinema sperimenta molteplici mezzi espressivi, che contraddistinguono anche il suo lavoro come curatore e ideatore di mostre e installazioni in tutta Europa, da Palazzo Fortuny a Venezia e la galleria Joan Miro di Barcellona, al Boymans-van Beuningen di Rotterdam e il Louvre a Parigi. Ha realizzato 12 film e circa 50 tra cortometraggi e documentari, regolarmente nominati ai Festival di Cannes, Venezia e Berlino. È autore di libri, di libretti d’opera e ha collaborato con compositori quali Michael Nyman, Glen Branca, Wim Mertens, Jean-Baptiste Barrière, Philip Glass, Louis Andriessen, Borut Krzisnik e David Lang. Nel 1994 firma la sua prima regia lirica Rosa, A Horse Drama, di cui è anche librettista. Nel 1997 inventa la prop-opera 100 Objects to Represent the World. L’opera Writing to Vermeer (1999)è andata in scena ad Amsterdam, Adelaide e New York. In collaborazione con Saskia Boddeke ha ideato la mostra Children of Uranium (Genova e Napoli, 2005), lo spettacolo teatrale Rembrandt’s mirror (Rotterdam, 2007) e El Planeta Azul(Expo Zaragoza, 2008). Nel 2006 Greenaway avvia con Rembrant’s Nightwatching una serie di dialoghi fra il cinema e la pittura – dal titolo Nine Classic Paintings Revisited – che continua nel 2008 con l’installazione multimediale L’ultima cena di Leonardo da Vinci e nel 2009 con Le Nozze di Cana di Veronese presso la Fondazione Cini, all’Isola di San Giorgio a Venezia. In occasione del World Expo 2010, progetta per il Padiglione Italiano a Shanghai, l’installazione multimediale Italy of the Cities, confermando attraverso questo progetto l’importanza delle città come il prodotto e l’espressione della cultura italiana.

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