Nick Hannes | Mediterranean. The continuity of man

Opatija, Croatia, August 30, 2011
Concrete bathing area along the Adriatic coast. From the series "Mediterranean. The Continuity of Man" © Nick Hannes
Opatija, Croatia, August 30, 2011 Concrete bathing area along the Adriatic coast. From the series "Mediterranean. The Continuity of Man" © Nick Hannes

Dove: Villa Bottini, via Elisa 9
Orari: lunedì – venerdì 15:00 – 19:30 / sabato, domenica e venerdì 8 dicembre 10:00 – 19:30


a cura di Sandro Iovine

Cercatelo su una carta geografica. Il Mediterraneo vi apparirà come una pozza d’acqua abbastanza grande da essere identificabile su un planisfero. Eppure, per chi è nato sulle sue rive, è l’idea stessa di mare, latrice di un significato esperito però solo parzialmente, perché quella pozza misura all’incirca 2.500.000km2. Infinitamente più di quanto uno sguardo umano possa comprendere. Quell’enorme «macchina per produrre civiltà» (per dare, grazie a Paul Valéry, un po’ di dignità a un concetto così inflazionato) è un enorme mosaico di cui non si può percepire il disegno, ma solo una tessera alla volta. La storia ci parla del Mare Nostrum con tutto il suo portato di verità e retorica, ma in realtà «La storia del Mediterraneo è un effetto della sua geografia», come scrive Erri De Luca. Una geografia tallassocratica che ha premiato nel corso dei millenni le civiltà di tre continenti circondati da un mare esterno e raccolti intorno a quel mare interno di cui parlava Plinio il Vecchio. Se nella notte dei tempi il mare ostacolava e divideva, il progresso delle tecnologie ha permesso a Braudel di raffinare l’omerica definizione di υγράέευθα (strade liquide) e affermare che «il Mediterraneo è un insieme di vie marittime e terrestri collegate tra loro, e quindi di città che, dalle più modeste alle medie, alle maggiori si tengono tutte per mano. Strade e ancora strade, ovvero tutto un sistema di circolazione». Ma dove portano queste strade? In spiagge che vomitano turisti. In terre di conflitti che ci vogliono far credere di natura religiosa. In viaggi di speranza che spesso si risolvono in morte o confino in ghetti dove l’antica εία (accoglienza) della Magna Grecia è stata dimenticata. È il Mediterraneo degli uomini, ma per provare a comprenderlo ci si deve avvicinare alle singole tessere per poi allontanarsi e percepire il disegno generale. Solo questo continuo movimento dell’occhio, così caro a Merleau-Ponty, può portare al racconto e, forse, alla comprensione di questo mondo lontanissimo e vicinissimo.


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