Jonas Bendiksen | The Places We Live

© Kenro Izu, Varanasi, India, 2014
© Kenro Izu, Varanasi, India, 2014

in collaborazione con Magnum Photos e Fotofestival Mannheim-Ludwigshafen-Heidelberg

Siamo ad un punto di svolta nella storia dell’umanità: la popolazione urbana del pianeta è sul punto di superare quella rurale. Quasi nello stesso momento, il numero delle persone che vivono nelle bidonville sta superando il miliardo, ovvero un terzo di tutti coloro che abitano nelle città.
Jonas Bendiksen attraverso questo progetto fotografico ha voluto creare un mezzo per far conoscere i problemi legati alla crescita esplosiva della popolazione e all’urbanizzazione della povertà, che costituisce la meta-storia alla base di molti dei problemi più urgenti del nostro tempo: il degrado ambientale, l’approvvigionamento idrico, le disuguaglianze in tutto il mondo, la diffusione di malattie e le molte guerre in corso. La percentuale crescente di abitanti delle baraccopoli sicuramente si rivelerà essere uno degli sviluppi geo-politici più cruciali del nostro secolo.
L’obiettivo è quello di comunicare visivamente che cosa siano questi luoghi, cosa significhino per le famiglie che ci vivono. Le baraccopoli urbane sono molto più che monoliti di povertà e di miseria – contengono un’ampia e sorprendente gamma di storie personali, prospettive ed esperienze.

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Mostre dell'autore

© Kenro Izu, Varanasi, India, 2014
© Kenro Izu, Varanasi, India, 2014

a cura di Enrico Stefanelli

Il lavoro di Kenro Izu si è incentrato ormai da lungo tempo sulla sacralità. Era, infatti, il 1979 quando per la prima volta si recò in Egitto per fotografare le Piramidi e rimase profondamente colpito dal senso di maestosità e dall’atmosfera intensa e unica di quei luoghi. Ma è stato soltanto dopo aver fotografato molti altri siti di culto negli anni seguenti, che si è reso conto di quanto quel lavoro fosse importante per lui, per trovare se stesso e l’essenza della vita. Da allora ha fotografato, in grande formato con una fotocamera 14 x 20”, in Cambogia, Thailandia, Laos, Indonesia, Vietnam, Birmania, Tibet, Cina, Nepal, Bhutan e più recentemente, molto a lungo in India.
Nel tempo, come tutte le cose, anche la sua fotografia ha subito un’evoluzione. Quasi come un Padre Certosino che si alleggerisce delle proprie spoglie e dei pensieri terreni per avvicinarsi sempre di più a Dio, anche Kenro Izu si è alleggerito nel suo percorso, ha scelto un’attrezzatura più leggera, pur sempre fotografando in pellicola, e ha cambiato soggetti passando dai “Luoghi Sacri” alla “Luce Eterna”, ovvero dai “Luoghi” alla “Dignità delle persone” con un unico filo conduttore: la “sacralità”.

(da un testo di Enrico Stefanelli)


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