Francesco Cito | L’idea dietro la foto

Francesco Cito piccola

Eureka aveva esclamato Archimede quando trovò la soluzione al suo pensiero. Quando ammiriamo un capolavoro di Michelangelo, difficilmente immaginiamo tutto lo studio, schizzi e disegni eseguiti prima che i pennelli abbiano tracciato le forme sulle pareti. Nel nostro tempo super-tecnologico, abbiamo smesso di pensare, affidandoci al mezzo usato e alla buona sorte, ritornando al vecchio concetto caro a certi direttori di giornali, che è la fotocamera a fare buone foto.
Ahimè, purtroppo così non è, se prima non viene impresso nella stessa, la nostra idea. Il pensiero che vogliamo esprimere implica una enorme responsabilità, con la fotografia pronunciamo giudizi.
Le fotografie a differenza di quello che la maggior parte della gente crede, non nascono per casualità, ne tanto meno grazie alla super fotocamera ultimo modello. Una buona fotografia nasce nella testa, anche quando è del tutto casuale e improvvisa, come durante un reportage, dove non sempre si è consapevoli di cosa può apparire svoltando l’angolo. Però è altresì vero, che un reportage, una storia fotografica da raccontare, va preparata e quindi quasi mai una fotografia nasce per caso. La nostra preparazione mentale ci mette nella condizione di vedere ciò che ci appare davanti, ancor prima che gli occhi ne registrano la visione. Qualcuno potrebbe definirlo istinto, ma senza l’idea dietro il concetto non avrebbe sviluppo.

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BIOGRAFIA DOCENTE
Francesco Cito è nato a Napoli il 5 maggio 1949, vive a Milano. Nel 1972 arriva a Londra per dedicarsi alla fotografia, da sempre il suo obiettivo; dopo un anno di esperienza lavorativa per un settimanale di musica pop-rock, nel 1975 diventa fotografo-free-lance ed inizia a collaborare con il Sunday Times Magazine. Successivamente collabora con L’Observer Magazine. Nel 1980, dopo l’invasione sovietica, è uno dei primi fotoreporter a raggiungere clandestinamente l’Afghanistan occupato, al seguito di vari gruppi di guerriglieri. Tra la fine del 1982 e l’inizio dell 83, realizza a Napoli un reportage sulla camorra, pubblicato in tutto il mondo, dal settimanale Epoca al tedesco Stern, da Life a Die Zeit Magazine. Nel 1983 è inviato sul fronte Libanese dal settimanale Epoca per un reportage sul conflitto in atto nella P.L.O. (Organizzazione Liberazione Palestina) tra i pro siriani del leader Abu Mussa e Yasser Arafat e suoi sostenitori, ed è l’unico fotogiornalista a documentare la caduta di Beddawi (campo profughi), ultima roccaforte di Arafat in Libano. Seguirà gli eventi libanesi fino al 1989. Nel 1984 inizia il suo lavoro sulla Palestina e sulle condizioni del popolo palestinese all’interno dei territori occupati della West Bank (Cisgiordania) e la Striscia di Gaza. Nell’aprile 2002, è tra i pochi ad entrare nel campo profughi di Jenin, sotto coprifuoco durante l’assedio israeliano, come anche a Betlehem. Nel 1989 è inviato dal Venerdi di Repubblica di nuovo in Afghanistan e ancora clandestinamente, per raccontare la ritirata sovietica e la possibile presa di Kabul da parte della resistenza .Tornerà in zona di nuovo nel 1998 inviato da Panorama Magazine. Nel 1990 è tra i primi fotoreporter in Arabia Saudita durante lo sbarco dei Marines USA dopo l’invasione dell’Irak in Kuwait. A più riprese è presente nell’area Balcanica dalla Bosnia al Kossovo durante i vari conflitti interetnici e in quelli Albanesi. In Italia segue i fatti di mafia e di camorra in particolare, come anche il palio di Siena e aspetti sociali vari. Negli ultimi tempi, l’obiettivo è puntato sulla Sardegna fuori dagli itinerari turistici. Ha collaborato e pubblicato sulle maggiori riviste nazionali e straniere: Epoca, l’Europeo, Illustrazione Italiana, Oggi, Gente, Panorama, L’Espresso, Il Venerdì di Repubblica, Sette-Corriere della Sera, D donna, io Donna, Stern, Frankfurten Allegmain Mag, Die Zeit magazine, Sunday Times magazine The Obrsever magazine, The Indipendent magazine, Paris Match, Figaro magazine, Life.


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