Dario Mitidieri | La Notte Più Lunga

Tienanmen Square, Beijing, China, 1989 © Dario Mitidieri

Location: Ex-Cavallerizza, Piazzale Giuseppe Verdi
Orari: Lunedì – Venerdì 15:00 – 19:30 / Sabato e Domenica 10:00 –  19 :30


DARIO MITIDIERI | LA NOTTE PIU LUNGA

a cura di Renata Ferri

Il 24 maggio del 1989 Dario Mitidieri, trentenne fotografo italiano, londinese d’adozione, parte da Londra con un volo British Airways. È diretto a Pechino. Il biglietto aereo l’ha pagato il Sunday Telegraph con cui collabora. Si è dato dieci giorni di tempo per fare un reportage sugli studenti che occupano la piazza da oltre due mesi. La piazza è quella di Tienanmen, simbolo del potere comunista della Cina. Il rientro a Londra è fissato per il 4 giugno. Ha caricato la macchina fotografica con la pellicola bianco e nero Kodak Tri-X e si è messo a lavorare. La protesta è nella fase più acuta: gli studenti hanno proclamato uno sciopero generale dell’università, le manifestazioni si susseguono. Pochi giorni prima, il 13 maggio, circa duemila studenti hanno occupato la piazza, alcuni hanno iniziato lo sciopero della fame.

Col passare dei giorni, si sono aggiunti intellettuali, operai e cittadini. La protesta dilaga fuori dalla capitale, raggiunge centinaia di città. I tentativi di mediazione e di dialogo con il governo non sbloccano la situazione, anzi viene promulgata la legge marziale, che però non ferma le dimostrazioni. In un crescendo di tensione la notte del 3 giugno l’esercito muove dalle periferie verso il centro della città. È diretto a Tienanmen. 

Dario Mitidieri, come altri, non si rende subito conto di cosa sta accadendo. Succede tutto all’improvviso, sono le 8 di sera, sta cenando al Bejing Hotel quando sente gli spari. In quel preciso istante, inizia la sua notte più lunga.

Nel trambusto della folla la tensione ora è alle stelle, sirene e urla squarciano il buio. Il caos dura molte ore. Come racconterà Mitidieri: “Il momento più drammatico che io abbia vissuto in Piazza Tienanmen è stato la mattina presto del 4 giugno quando alcuni dottori, rischiando molto, mi fecero entrare di nascosto nell’ospedale dove lavoravano, il Tienanmen Square Hospital, il più vicino alla piazza. Lì mi sono realmente reso conto di quanto fosse successo in piazza, vedevo feriti e morti nelle stanze e nei corridoi dell’ospedale. Lì ho scattato, con le mani tremanti, i cadaveri accatastati in una stanza. Un dottore mi ha detto: “Fotografa e fai vedere al mondo quello che sta facendo l’esercito cinese”. Così ho fatto. È stata un’esperienza di quelle che capitano poche volte nella vita di un fotogiornalista: uno di quei rari casi in cui le immagini non servono solo a raccontare una storia, ma cercano di testimoniare la verità che il governo cinese tentava di deviare e sopprimere”.

Quelle fotografie furono tra le prime ad arrivare in Occidente, vennero pubblicate su tutte le prime pagine dei quotidiani inglesi, poi sulle riviste: The Independent Magazine, Stern, L’Express, L’Europeo, e tanti altri.

Non ebbero l’eco né la potenza di “Unknown Rebel o ribelle sconosciuto”, l’immagine icona del giovane immobile che, con un piccolo ma significativo gesto, ferma i carri armati mentre avanzano verso Piazza Tienanmen, gli stessi che nelle ore successive avrebbero soffocato nel sangue la protesta studentesca.

Quella fotografia e le sue differenti versioni, realizzate da alcuni grandi fotografi, quali Stuart Franklin di Magnum, Jeff Widener dell’Associated Press e Charlie Cole di Newsweek, fecero il giro del mondo. Era nata un’icona tanto che nel 1998 Time incluse il “ribelle sconosciuto” nella lista de “Le persone che più hanno influenzato il XX secolo” e nel 2003 LIFE la inserì nella rubrica “Le 100 foto che hanno cambiato il mondo”.

La storia di Tienanmen è ancora piena di lati oscuri e di ricostruzioni sommarie ma, dentro la storia, quella fotografia ha costituito una storia a sé. Come tutte le icone non racconta cosa successe prima e dopo e cosa stava accadendo intorno. Racchiude l’immortalità dell’attimo e si esaurisce in esso. Nella potenza della sintesi non lascia margine, non consente ombre e non mostra pieghe in cui cercare il senso, farsi domande, lasciarsi assalire dai dubbi. Compito che spetta alla fotografia narrativa, capace di investigare, a volte di anticipare e sempre e comunque attenta allo svolgersi degli eventi nella loro evoluzione. Seguendo la parabola della storia, contemplandone ogni significativa sfumatura.

A distanza di tanti anni sappiamo ancora molto poco di quello che successe, non c’è mai stato un numero ufficiale delle vittime di quella notte e delle esecuzioni che seguirono per sopprimere la rivolta e il dissenso. Quello che il governo cinese definì incidente di Piazza Tienanmen, nella storia democratica è conosciuto come la Primavera democratica cinese o semplicemente la rivolta di Piazza Tienanmen.

Un evento che, per circostanze e tempismo, ebbe un’enorme influenza sui fatti che accaddero in quell’anno incredibile, il 1989 – pochi mesi dopo sarebbe caduto il muro di Berlino – e che cambiarono per sempre il corso della storia. 

Per questo oggi, trent’anni dopo quella tragedia, il lavoro di Dario Mitidieri acquista una nuova importanza. Ci permette di tornare a quei giorni attraverso immagini vivide, scandite da attimi drammatici. Straordinariamente imperfette, come appunti scritti di getto. Note frenetiche per catturare la Storia. L’insieme di questi frammenti diventa racconto, cronaca e testimonianza: osservandoli sembra si possano udire i suoni e le grida, si notano i movimenti scomposti, gli sguardi attoniti mentre la notte spietata assiste alla tragedia. Tra le altre immagini di Mitidieri, carica di simbolismo, emerge l’immagine del bambino che dà una sorta di “benvenuto” ai soldati. Realizzata qualche ora prima dell’inizio del massacro, esprime bene lo stato d’animo d’innocenza con cui le migliaia di manifestanti fino a quel momento avevano atteso una risposta da parte delle autorità.

La narrazione fotografica offre nuove emozioni di fronte a quelle cronache e proprio per questo ci consente oggi di riflettere molto più profondamente non solo su ciò che è stato, ma sul significato di quegli eventi. Ecco dunque il passato che scorre attraverso il flusso delle immagini restituendo un’unica rappresentazione, in cui fantasmi e paure cambiano sembianze e luoghi, rendendola estremamente contemporanea. Questi spettri, terribilmente attuali, possiamo riconoscerli chiaramente: sono i regimi che violano i diritti umani, non contemplano il dissenso e negano la libertà.


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